L'altra metà del cielo

Terra Madre

Il grande incontro mondiale dei piccoli produttori tradizionali che Slow Food organizza ogni 2 anni a Torino è stata una grande occasione di crescita sia per noi che per le donne rurali delle associazioni nostre partner. Due di loro, Mina Chalghami dell'ass. Tamounte di Aglou (Tiznit) e Fatima Ouhsine dell'ass. Tefawine di Akka (Tata) sono state invitate a Terra Madre come rappresentanti delle "comunità del cibo" dei loro villaggi. Il viaggio in Italia è stato per loro un'esperienza di grande importanza: Torino non è stata l'unica tappa, ma solo l'ultima di una densa tournée che le ha portate a contatto numerose realtà potenzialmente interessate ai loro prodotti e ha aperto loro nuovi orizzonti: Kuminda, grande evento di Parma centrato sul diritto al cibo, poi mercatini bio-Km0, G.A.S e incontri pubblici a Parma, Bologna, Carrara, Livorno, Ancona... possiamo dire con soddisfazione che sono tornate ai villaggi dopo un mese con una significativa rete di relazioni nel mondo equo-solidale in Emilia Romagna e non solo.

Mina e Fatima al mercatino xm24

Parlare delle regioni rurali su cui si concentra la nostra azione di sostegno allo sviluppo significa parlare innanzitutto delle donne che vi abitano.

bambine a Foum Zguid

villaggi di donne, vecchi e bambini

In particolare la zona di Foum Zguid (Tata) è colpita da oltre 20 anni di siccità che ha ridotto sensibilmente l'oasi e le terre coltivabili, e l'emigrazione di massa dei giovani ha lasciato a custodire i villaggi contadini quasi solo donne, anziani e bambini - così come è successo in un certo periodo in molte zone del meridione italiano. Sostegno allo sviluppo in queste zone significa quindi innanzitutto sostegno alle donne, al loro ruolo, alle loro attività, al loro reddito, che sempre più spesso diventa il principale reddito familiare.

Le tessitrici di Foum Zguid

donna che tesse un tappeto

Guarda la galleria fotografica dei tappeti delle donne di Foum Zguid: le foto sono state realizzate da tre giovani ricercatrici dell'università di Bologna, Rachele Bono, Alice Calvarese e Asmaa Kherrati, che hanno svolto una ricerca sul campo vivendo per due mesi, novembre e dicembre 2009, nel villaggio di Smira (comune di Foum Zguid) insieme alle donne contadine per studiare a fondo i loro saperi e la loro arte.  A Foum Zguid ci sono più di una decina fra associazioni e cooperative femminili di tessitrici che producono tappeti di lana in contesto domestico. Un'arte antichissima, tramandata in linea esclusivamente femminile (il telaio, nella cultura tradizionale, è interdetto ai maschi), ancora sorprendentemente vitale ed espressiva. Non c'è casa nei villaggi che non abbia almeno un telaio in opera, ma la difficoltà, per queste regioni isolate e periferiche, è intercettare i mercati.

Le allevatrici ad Akka

donna di Akka con la pecora D'man

A Akka, le donne del villaggio Al Kasba hanno utilizzato un piccolo fondo di microcredito per attivare dei micro-allevamenti familiari di pecore D'man, una particolare razza ovina originaria delle regioni subdesertiche del Marocco e perciò ben adattata alle condizioni ambientali. L'associazione femminile del villaggio ha acquistato 20 pecore e un montone che sono state affidate a 20 donne povere: grazie alla particolare prolificità di questa razza l'associazione ha fiducia che la somma rientri nel giro di un anno permettendo nuovi investimenti collettivi, e presto partirà un secondo fondo di microcredito affidato all'associazione delle donne del douar Taourirte. Abbiamo messo le allevatrici di Akka in contatto con la fondazione Slow food per farle entrare nel circuito internazionale delle comunità del cibo.

Le artigiane imprenditrici di Aglou

donne al lavoro per l'estrazione dell'olio di argan

Il comune rurale di Aglou, in prossimità di Tiznit, affacciato all'oceano Atlantico, si trova ai margini meridionali della regione dell'argan. Quest'albero antichissimo, che prospera spontaneamente solo nelle regioni meridionali del Marocco tra il deserto e l'oceano, produce un seme oleoso sfruttato dalle donne contadine da tempi immemori. Ma negli anni '70 e '80 la foresta di argan si riduceva a vista d'occhio perché considerata "improduttiva" dal punto di vista economico, nonostante costituisca la principale barriera all'avanzata del deserto.

la "scoperta" dell'olio di argan

E' stato innanzitutto grazie agli studi e all'impegno di una donna impegnata nella ricerca scientifica e nel sociale, la Prof.ssa Zoubida Charrouf, se le proprietà alimentari e dermatologiche dell'olio di argan sono state scoperte e riconosciute a livello mondiale, al punto che oggi l'argan è uno dei prodotti più ricercati dall'idustria cosmetica. L'estensione della foresta di argan ha ricominicato a crescere dalla fine degli anni '90 e nel 1996 è stata fondata la prima pionieristica cooperativa femminile per la lavorazione dell'argan. Oggi le cooperative di donne sono oltre 140, riunite in consorzi provinciali e inquadrano oltre 4.000 donne. L'olio di argan ha ottenuto, primo prodotto in Africa, il marchio IGP (indicazione Geografica Protetta). Ora la scommessa è evitare che le multinazionali farmaceutiche invadano il mercato con il loro peso espropriando di nuovo le donne, che sono da millenni le vere depositarie del sapere connesso all'estrazione e all'uso dell'argan.

per le foto di questa pagina ringranziamo i turisti solidali Francesco Ferretti, Paolo Piana, Lucio Gambetta e la tesista Alice Calvarese

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