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La normale eccezione

La normale eccezione, lotte migranti in Italia. La gru di Brescia, lo sciopero del primo marzo, la tendopoli di Manduria: tre episodi non isolati. Li analizzano Felice Mometti, redattore della rivista Erre e collaboratore di Radio Onda d'urto di Brescia, e Maurizio Ricciardi, docente presso la facoltà di Scienze politiche di Bologna. Edizioni Alegre.

la rivoluzione silenziosa del Marocco

In molti ci cihedono: ma è sicuro fare un viaggio in Marocco? non rischio di trovarmi in mezzo alla repressione violenta di rivolte popolari? è difficile spiegare agli amici la diversità del Marocco di oggi rispetto agli altri paesi del Nord Africa: qui in Italia è un paese poco conosciuto, invitabilmente risucchiato nell'immagine del Magreb o addirittura più in generale del "Mondo arabo" (come se ne mai ne esistesse uno solo). Ma in Marocco la rivoluzione non scoppia non perchè è in ritardo, ma perchè la stanno già facendo. In modo silenzioso e poco appariscente, forse, ma non per questo meno profondo. Una rivoluzione forse addirittura più moderna di quelle vicine, come ci spiega Carlo Petrini, presidente e fondatore di Slow Food, in un editoriale scritto al suo ritorno da una missione in Marocco effettuata a fine febbraio.

HOGRA

Parola il cui suono sinistro esprime bene il significato: "oppressione" potremmo tradurre, ma l'espressione arabo-dialettale suona molto più densa e concreta... vissuta. La hogra è il nemico contro cui si stanno ribellando i giovani tunisini e algerini, è l'arroganza di un potere violento, corrotto e inetto. Ma siccome questo potere è anche asservito ai governi europei e USA, la rivolta perde, nella narrazione dei media occidentali, lucidità e finalità politiche, declassata a mera "rivolta del pane", tumulto di affamati (chissà come verrebbero raccontate le decine di morti tunisini se fosse accaduto in Iran?). Hogra - non dimenticheremo presto questa parola: sembra essere destinata a varcare i confini linguistici per esprimere un malessere ben più generale, come "Intifada", che le si oppone. Sulle ribellioni alla hogra tunisina segnaliamo un editoriale di Annamaria Rivera apparso il 14/1/11 su Liberazione. Leggi anche un'intervista a un giovane algerino realizzata dall'associazione Annassim di Bologna. "Il paese provinciale che siamo diventati", commento di Annamaria Rivera sulla rivolta in Egitto, da Liberazione del 1 febbraio 11.

Un'utopia pirata a Salè

La storia della repubblica dei pirati che, nel XVII secolo, mantenne per oltre 50 anni una totale indipendenza sia dall'impero ottomano che dal sultano regnante in Marocco, apre una finestra sulla straordinaria complessità e ricchezza culturale di questo paese. Sì perché pochi oggi sanno che l'ampio estuario del Bou Regreg, il fiume che divide le due città gemelle di Rabat e Salè, ha dato rifugio per secoli ai temutissimi "sallee rovers", i pirati di Salè. Costoro salpavano con i loro velieri veloci in primavera per assaltare indifferentemente le navi spagnole, inglesi, francesi o olandesi, spingendosi spesso fino al Mare del Nord per poi rientrare con la cattiva stagione nelle rade del Bou Regreg a condurre signorilmente una vita tranquilla e agiata. Tra di loro un numero sorprendente di renegados, di marinai europei (inglesi, olandesi, francesi) "fattisi turchi" (cioè convertiti all'islam, secondo la terminologia usata in Europa all'epoca), gestivano gli affari delle due città del Bou Regreg, mescolati in una vivace e cosmopolita comunità fatta di ebrei e moriscos cacciati dalla Spagna dell'Inquisizione, arabi e berberi, in una complessa relazione con i movimenti sociali e politici che nell'entroterra stavano frattanto portando alla definizione dello stato marocchino. Segnaliamo un libro che indaga questa realtà poco considerata dagli storici mainstream per restituirci un'immagine più complessa e aperta dei rapporti tra Europa e mondo arabo-musulmano nei secoli cruciali dell'epopea pirata:

"Le repubbliche dei pirati - corsari mori e rinnegati europei nel Mediterraneo" - di Peter L. Wilson, Shake edizioni 2008

Veli postcoloniali e femminismo islamico

L'universo femminile ha rappresentato il terreno provilegiato storicamente scelto dal colonialismo per definire e marcare la supposta inferiorità e inadeguatezza della civiltà arabo-islamica, spesso utilizzando e strumentalizzando analisi e parole del pensiero femminista occidentale. Oggi, di fronte a un attacco neocolonialie di violenza e portata senza precedenti, le retoriche dello "scontro di civiltà" hanno ripreso virulenza e puntualmente le pratiche femminili "altre" riemergono sempre più come terreno di contesa.

Ma la realtà delle donne è molto più complessa e dinamica di quanto le retoriche sull'alterità vogliano farci credere, al punto che molte/i studiose/i parlano dell'esistenza di un "femminismo islamico" e da alcuni anni fioriscono molti studi che cercano di dare conto del dibattito e della pratiche di genere nel (variegato) contesto islamico. Segnaliamo alcuni interessanti contributi apparsi di recente in italiano, che spiccano per rigore di analisi e completezza di informazione per chi voglia approfondire l'argomento al di là degli stereotipi:

"Femminismo islamico: Corano, diritti, riforme" - di Renata Pepicelli, ed. Carocci 2010

"La Straniera: informazioni, sito-bibliografie e ragionamenti su razzismo e sissismo" - (a cura di) C. Bonfiglioli, L. Cirillo, L. Corradi, B. De Vivo, S.R. Farris, V. Perilli, ed. Alegre 2009

"Musulmane rivelate - donne, islam, modernità" - di Ruba Salih, ed. Carocci 2008

"La guerra dei simboli. Veli postcoloniali e retoriche sull'alterità" - ed. Dedalo 2005

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TURISMO: proposte di viaggio

MIGRANTI E SVILUPPO: l'altra metà del cielo; ...rafforzare i lavoratori migranti; il progetto "Dal deserto all'oceano"; ambiente e risorse; collaborano con noi...;